I collari in Ambra Baltica hanno un doppio meccanismo di azione: La frizione prodotta dalle perle a contatto con la pelliccia dell’animale fa sì che l’ambra sprigioni il terpene, una sostanza aromatica che vaporizza se riscaldata o strofinata; quest’aroma viene assorbito dal pelo esercitando un’azione repellente sugli insetti, le piante stesse producono resina allo scopo di proteggersi da insetti e…
La mia esperienza con i collari in ambra
Il mio interesse per i collari in ambra non nasce da una teoria letta su internet, ma da un’esperienza personale che risale al 2012.
All’epoca vivevo con 40 cani e mi trovai a dover affrontare una vera e propria infestazione di pulci.
Avevo già provato a intervenire con gli antiparassitari chimici, senza riuscire a risolvere definitivamente il problema. Le pulci continuavano a ricomparire e, considerando il numero di animali presenti, il controllo dell’infestazione era tutt’altro che semplice.
Decisi allora di provare i collari in ambra.
Non mi aspettavo che potessero “uccidere” le pulci, perché il loro eventuale funzionamento è completamente diverso da quello di un insetticida. L’idea era piuttosto che potessero esercitare un’azione repellente, rendendo l’animale meno facilmente individuabile o meno appetibile per i parassiti.
Nel corso delle settimane cominciai a vedere una diminuzione progressiva dell’infestazione.
Non fu un risultato immediato: le pulci che si trovavano già sull’ambiente e gli stadi immaturi presenti nell’ambiente dovevano naturalmente completare il proprio ciclo. Le uova e le larve, infatti, non vivono permanentemente sull’animale, mentre le pupe possono rimanere protette nel loro bozzolo fino a quando le condizioni diventano favorevoli alla fuoriuscita dell’adulto.
Dopo circa tre-quattro mesi, l’infestazione era finalmente scomparsa.
E la cosa che per me fu più significativa è che, in quel periodo, non avevo risolto il problema aumentando o cambiando gli antiparassitari: avevo utilizzato i collari in ambra.
Un’azione repellente, non insetticida
Questa esperienza mi ha portato a interessarmi maggiormente al possibile meccanismo di funzionamento dell’ambra.
Una pulce non ha bisogno di essere uccisa perché il suo ciclo riproduttivo venga interrotto.
Le pulci adulte hanno bisogno dell’animale per nutrirsi e le femmine iniziano a produrre uova molto rapidamente dopo il primo pasto di sangue.
Se quindi un materiale riesce a rendere l’animale meno facilmente individuabile o meno appetibile per il parassita, l’effetto può essere molto diverso da quello di un insetticida: non necessariamente elimina direttamente la pulce, ma può ostacolare il suo accesso all’ospite e, di conseguenza, la riproduzione.
È questo il principio repellente, che è diverso da quello insetticida.
E l’acido succinico?
L’ambra baltica contiene naturalmente acido succinico, ed è una delle sue caratteristiche chimiche più interessanti. Tuttavia, non abbiamo oggi sufficienti evidenze per affermare che sia proprio l’acido succinico, da solo, a essere responsabile dell’eventuale effetto repellente.
È più prudente parlare della composizione complessiva dell’ambra e dei suoi composti volatili, alcuni dei quali potrebbero contribuire alla sua particolare firma olfattiva.
L’ipotesi che un materiale possa agire attraverso sostanze volatili capaci di interferire con la ricerca dell’ospite da parte dei parassiti è biologicamente plausibile: esistono infatti repellenti che funzionano proprio attraverso segnali chimici percepiti dagli ectoparassiti.
Quello che ancora non sappiamo con certezza è quali specifiche molecole dell’ambra siano responsabili di un eventuale effetto repellente.
Per questo preferisco distinguere ciò che ho osservato direttamente da ciò che la ricerca scientifica ha già dimostrato.
La mia esperienza del 2012 mi ha mostrato che, nel contesto in cui li utilizzavo, i collari in ambra erano associati alla progressiva scomparsa di un’infestazione che non ero riuscita a controllare con i metodi utilizzati in precedenza.
Il meccanismo preciso attraverso cui questo possa essere avvenuto rimane invece una questione interessante, sulla quale la ricerca ha ancora molto da chiarire.
Perché utilizzo ambra realmente grezza nei miei collari
C’è un altro aspetto che ho imparato attraverso l’esperienza diretta.
Quando ho iniziato a utilizzare i collari in ambra, acquistavo collari già confezionati provenienti dalla Lituania. Erano commercializzati come collari realizzati con ambra grezza, ma osservandone attentamente le perline ho notato che erano piuttosto arrotondate e uniformi.
Successivamente ho iniziato ad acquistare direttamente l’ambra e a realizzare personalmente i collari.
Le pietre che acquistavo erano molto diverse: irregolari, spigolose, con forme e superfici estremamente naturali, chiaramente diverse da quelle delle perline che avevo utilizzato in precedenza.
E ho notato una cosa che mi ha fatto riflettere.
I collari che realizzavo con questa ambra avevano, nella mia esperienza, un’efficacia nettamente maggiore rispetto ai collari che avevo acquistato già pronti.
Non posso naturalmente affermare che questa differenza dipenda esclusivamente dalla lavorazione della superficie, perché nel confronto entrano in gioco anche altri fattori: il tipo di ambra, la sua provenienza, la quantità utilizzata, la forma e le dimensioni dei grani e la composizione complessiva del collare.
Tuttavia, è possibile che la lavorazione della superficie abbia un ruolo.
La superficie dell’ambra è importante?
L’ambra non è uniforme in tutta la sua struttura. La parte più esterna della resina fossile conserva caratteristiche differenti rispetto alle zone interne e viene comunemente indicata come cortex, o “pelle” dell’ambra.
Quando una pietra viene tagliata, levigata e arrotondata, questa superficie naturale viene inevitabilmente modificata.
Se l’eventuale azione repellente dell’ambra fosse legata, almeno in parte, a sostanze presenti sulla sua superficie o a composti volatili che da essa vengono rilasciati, è ragionevole chiedersi se una lavorazione più intensa possa modificarne le caratteristiche.
È un’ipotesi, non un fatto scientificamente dimostrato.
Ed è proprio per questo che, nel realizzare i miei collari, preferisco non levigare e non lucidare l’ambra più del necessario.
Le pietre possono essere irregolari, avere spigoli, forme diverse e una superficie tutt’altro che perfetta.
Per me non è un difetto da correggere.
È precisamente ciò che desidero conservare.
Perché le mie pietre non sono lisce?
Perché quando scelgo l’ambra per i miei collari non cerco la perfezione estetica di una perlina lavorata.
Cerco di conservare il più possibile la materia naturale dell’ambra.
Questo significa accettare che ogni pietra sia diversa dalle altre: alcune saranno più trasparenti, altre opache, alcune tondeggianti per natura, altre decisamente irregolari.
Non posso affermare che una superficie completamente grezza renda necessariamente un collare più efficace, posso però dire che, nel corso degli anni, ho osservato una differenza significativa tra i collari che acquistavo già pronti e quelli che ho iniziato a realizzare personalmente utilizzando ambra non lavorata, ed è anche per questo che ho scelto di continuare a utilizzare quest’ultima.
In un materiale naturale antico milioni di anni, preferisco lasciare intatta la sua superficie piuttosto che modificarla per renderla più uniforme o più piacevole al tatto.
La ruvidità, l’irregolarità e l’aspetto imperfetto delle pietre non sono quindi qualcosa che cerco di eliminare.
Sono parte dell’ambra che ho scelto di utilizzare.
I nostri collari in ambra baltica
































